Parliamo con Simone Bianchi, l’italiano che disegna gli X-Men | | |
| Scritto da Fabio Izzo | |
| 03.12.2007 - 09:22 | |
| Simone ha appena iniziato una run di 6 episodi su “Astonishing X-Men”. Il primo albo verrà pubblicato in America in Agosto. Simone Bianchi: In realtà è stata conseguenza di una precisa volontà di lavorare per loro. La vera fuga l’ho fatta io fisicamente quando 3 anni fa mi sono trasferito un’estate a New York, per potermi presentare col mio portfolio agli editor di Dc e Marvel e far vedere a qualcuno i miei lavori. Fortunatamente l’allora Editor Peter Tomasi li ha trovati adatti a un progetto che avevano in cantiere, “Shining Knight” scritto da Grant Morrison, e mi hanno preso a lavorare con loro. S.B.: Al di là dell’ovvia differenza di risonanza e del bacino di lettori che hai negli Stati Uniti, una delle principali differenze consiste nella libertà creativa che ti viene lasciata, specialmente alla Marvel. Pensa cosa vuol dire per un disegnatore avere quasi carta bianca sul modo di rappresentare la sceneggiatura che ha a disposizione: da noi questo tipo di libertà creativa risulta sicuramente più difficile da ottenere, le scelte sono ancora in parte condizionate da fattori esterni. F.I.: Qual’è stato il mantra del tuo cammino? La molla che ti ha permesso di arrivare dove sei ora e che ti spingerà verso nuovi traguardi? S.B.: Credo la disciplina e la dedizione totale a quello che faccio. Non l’ho mai sacrificato ad altro e spendo da sempre un’enorme energia per vedere il mio lavoro evolversi e maturare (anche se devo ammettere che per un certo periodo di tempo un determinato mantra lo recitavo quotidianamente..) F.I.: Quali sono stai i disegnatori che ti hanno maggiormente influenzato? S.B.: Claudio Castellini, John Buscema, John Romita Junior, Jim Lee, e fra quelli più giovani, più vicini a me come età, Alex Ross, Travis Charest e Esad Ribic, e ovviamente il maestro Sergio Toppi. F.I.: Quale tuo lavoro ti ha dato più soddisfazioni? S.B.: Probabilmente “Shining Knight”, perché alla prima esperienza in America lavoravo con uno degli scrittori più grandi e perché quella miniserie avrebbe significato la mia presentazione ad un pubblico così vasto. La run di “Wolverine” perché da sempre sogno di disegnare questo personaggio, di cui a casa ho statue, action figures, poster.. e quindi essere su quella testata era di per sé una gioia immensa. F.I.: Ovviamente: il tuo personaggio preferito? S.B.: Neanche a dirlo, Wolverine, quello che sento più nelle mie corde per la sua animalità e istintività, ma anche Batman, con il suo animo più riflessivo, cupo e gotico. F.I.: Un artista come Will Eisner, trasportò la letteratura in fumetti, c’è un ‘opera letteraria su cui vorresti lavorare, facendo una tua personalissima trasposizione in tavole e nuvole? S.B.: Tanto per alimentare le voci sulla mia arroganza e megalomania, a livello di illustrazione di accompagnamento, “La Divina Commedia”, una delle poche opere che mi metterebbe veramente in soggezione perché lì non ci sarebbe davvero più da scherzare, per il tema che tratta e per chi l’ha scritta. F.I.: Cosa consigli di leggere ai nostri lettori di tuo e non? S.B.: Di mio, sicuramente “Shining Knight”, per la qualità della scrittura e “Wolverine”, perché rappresenta una run chiave del personaggio. Di non mio, “Il mondo di Edena” di Moebius, “Sherazade” di Sergio Toppi,“Kingdom Come” di Alex Ross e Mark Waid e “Weapon X” di Barry Windsor Smith.
|



0 Comments:
Post a Comment
<< Home